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Milano, Carcere Beccaria: per i pm sistema di violenza consolidato

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"Un sistema consolidato di violenze reiterate, vessazioni, punizioni corporali, umiliazioni e pestaggi di gruppo realizzati dagli indagati". Lo affermano i due pm, Stagnaro e Vassena, che hanno iscritto nel registro degli indagati 21 agenti della Polizia Penitenziaria, presunti responsabili delle aggressioni al Carcere Beccaria di Milano.

"Un sistema consolidato di violenze reiterate, vessazioni, punizioni corporali, umiliazioni e pestaggi di gruppo, realizzati dagli indagati, ai danni dei detenuti per la maggior parte minorenni". Queste, in breve, le parole dei due pubblici ministeri, Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena che, insieme al Procuratore Capo Letizia Mannella, hanno deciso di iscrivere nel registro degli indagati 21 agenti della Polizia Penitenziaria, in servizio presso il Carcere minorile Beccaria di Milano (nella foto), nonché presunti responsabili di fatti riconducibili a diversi reati quali maltrattamenti, violenza aggravata, e tortura.

Aggressioni verbali, violenza senza motivo, umiliazioni, sputi in faccia, e c'è chi, addirittura, avrebbe tentato di commettere violenza sessuale. La maggior parte di questi episodi sono accaduti, in particolare, negli uffici del Capoposto, e in altre zone prive di telecamere. Altri episodi, fortunatamente, sono stati ripresi dalle telecamere che, insieme ad alcune significative intercettazioni, unite quest'ultime alle segnalazioni fatte, hanno permesso alla magistratura di indagare e andare a fondo in questa vicenda.

I pubblici ministeri, a voler approfondire il quadro accusatorio da loro formulato, hanno detto espressamente: "Trattasi di un sistema "consolidato nel corso degli anni", che coinvolgeva gli agenti in turno di servizio e il resto del personale fuori servizio, convocato specificamente per la partecipazione ai pestaggi. Presunte violenze che hanno avuto come "principale fondamento" il "contributo concorsuale omissivo e doloso di una serie di figure apicali con posizione di garanzia effettiva nei confronti dei detenuti", un presunto 'aiuto' che "ha consapevolmente agevolato e rafforzato le determinazioni criminose dei suoi sottoposti. La si può definire una diffusione "sistematica della violenza" che ha determinato nei detenuti "la maturazione di un concetto di 'normalità' della stessa".

La scorsa settimana, martedì 23 aprile, si sono svolti i primi interrogatori. Alcuni agenti della Polizia Penitenziaria sono finiti dietro le sbarre e interrogati in carcere, mentre gli altri otto indagati sono stati soltanto sospesi dal servizio, in attesa di essere interrogati. Gli inquirenti stanno indagando anche su due ex Direttori dell'Istituto Penitenziario che, con presunti atteggiati omissivi, hanno fatto finta di non vedere quanto accadeva realmente, offrendo così il campo libero agli agenti.

Il lavoro dei magistrati prosegue e, dopo gli interrogatori, la parola passerà al GIP. Obiettivo, accertare al più presto tutte le effettive responsabilità e arrivare, così, alla “sacrosanta verità”.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-04-2024 alle 12:56 sul giornale del 01 maggio 2024 - 20 letture






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