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Christian Di Martino: "vittima della furia cieca di un eterno irregolare"

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Christian Di Martino è stato operato, ma le sue condizioni restano critiche. Le tre coltellate subite, ha inciso organi vitali e provocato un'emorragia interna. Hasam Hamid, marocchino di 37 anni e autore della brutale aggressione, risulta essere in Italia da 22 anni. 22 anni da eterno irregolare.

Christian Di Martino, 35 anni, vice Ispettore della Polizia. Un uomo in divisa, un giovane al servizio dello Stato, che sta rischiando grosso di perdere la vita per la furia cieca di un eterno irregolare. L'aggressore, Hasam Hamid, 37 anni di nazionalità marocchina, è detenuto nel carcere di San Vittore, ma ha alle spalle un “curriculum criminale" di non poco conto.

È entrato, per la prima volta, nel nostro Paese il 18 dicembre 2002, 22 anni fa, e da quel momento ha vissuto sempre da irregolare. Diversi i precedenti per una serie di reati contro la persone, il patrimonio, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. In più, su di lui ben tre provvedimenti di espulsione emessi dal Prefetto di Napoli, nel 2004 il primo e nel 2012, e il terzo provvedimento è stato firmato dal Prefetto di Avellino nel luglio dello scorso anno. Tutti e tre mai eseguiti. Sia a Napoli che ad Ariano Irpino (AV), Hamid ha conosciuto, anche, le porte del carcere. Cinque giorni, il 5 maggio, è stato fermato dalla Polizia di Bologna e denunciato per il possesso di un rasoio, oltraggio a pubblico ufficiale, e per aver molestato alcuni passeggeri su un treno Italo. In questo momento, su di lui pende l'accusa di tentato omicidio; quadro accusatorio che potrebbe aggravarsi qualora il poliziotto non dovesse farcela.

Intanto, il SNAP - Sindacato Nazionale Appartenenti Polizia, ha inviato una lettera aperta all'indirizzo del ministro, Matteo Piantedosi, e del Capo della Polizia, Prefetto Vittorio Pisani. Un messaggio molto forte: “E’ vero siamo donne e uomini al servizio della Nazione, donne e uomini che hanno giurato fedeltà alla Repubblica accettando anche l’estremo sacrificio per la tutela di tutti i cittadini e delle Istituzioni democratiche ma, non possiamo stigmatizzare le condizioni in cui il Paese ci chiede di svolgere la nostra “missione”. Stanotte si è consumato l’ennesimo gravissimo attentato ai danni di un nostro fratello accoltellato sui binari nella stazione di Lambrate da un marocchino irregolare sul territorio nazionale e gravato da precedenti di polizia. Questa Organizzazione Sindacale SNAP è in apprensione mentre segue l'evolversi delle critiche condizioni di salute del collega che sta lottando tra la vita e la morte. Si tratta dell'ennesimo episodio di violenza verso il personale in uniforme che mette in luce le già note e inaccettabili condizioni di lavoro delle forze dell’ordine impegnate su strada. Per questa sigla non è tollerabile che un poliziotto debba trovarsi dinanzi a una criminalità sempre più spregiudicata e impunita ed avere “il timore” di agire, onde evitare processi mediatici sommari, sospensioni dal servizio (con stipendio dimezzato), cambio d’ufficio o trasferimenti d’autorità. Siamo uomini e donne stanchi, che “annaspano” per strada a causa di politiche miopi che pretendono dagli operatori in divisa spesso ”l’impossibile" e li ripagano, come se non bastasse, con misere retribuzioni se comparate agli stipendi dei colleghi europei. Al nostro Capo della Polizia chiediamo di tornare sui propri passi riguardo al “taglio” degli straordinari, senza i quali, tra l'altro, si bloccherebbe l’intero apparato sicurezza, e di erigersi, per i suoi uomini e donne, a propugnatore di idonee regole d'ingaggio plasmate in primis a salvaguardia della nostra categoria. Al Governo, tramite il ministro Piantedosi, chiediamo un “atto di coraggio” che, attraverso opportune previsioni normative e adeguati mezzi, possa consentire agli operatori delle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro in sicurezza, con rispetto e onore, in uno scenario sociale seriamente compromesso in termini di operatività. Per lo SNAP è imprescindibile una repressione reale contro chi compie gesti criminali a danno dei servitori dello Stato, repressione possibile tramite l’introduzione di pene severe ma soprattutto certe per chi non rispetta il personale in divisa che, ricordiamo, rappresenta lo Stato. Ogni giorno è in gioco sulle strade la salute dei nostri poliziotti e pretendiamo che si assumano adeguate e serie “contromisure" perché, purtroppo, viviamo in una società che pretende dalla Polizia dei risvolti utopici:" Non si può entrare in una fogna e uscirne puliti e profumati!" Al nostro fratello l’auspicio che possa vincere questa ennesima battaglia con la morte…Christian non mollare!".

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Questo è un articolo pubblicato il 10-05-2024 alle 15:12 sul giornale del 11 maggio 2024 - 16 letture






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