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"Ergastolo": il piccolo grande passo di Diana per avere giustizia

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14-20 luglio 2022. Sei giorni. Sei giorni terribili, in preda al caldo umido. Sei giorni senza mangiare e bere. Il risultato finale è stato tragico: morire a soli 18 mesi. Questa, la tragica fine che ha fatto Diana. Un'innocente bimba piccola che sua mamma che ha lasciato sola. Alessia Pifferi è stata condannata, in primo grado, all'ergastolo.

14-20 luglio 2022. Sei giorni. Sei terribili giorni, nella morsa del caldo più umido. Sei giorni senza mangiare e bere. Sei giorni, letteralmente abbandonata da chi doveva garantirle, solo ed esclusivamente, sicurezza e protezione: sua mamma. Questa, purtroppo, la tragica fine della piccola Diana, morta prematuramente e ingiustamente a soli 18 mesi. La colpevole? Secondo i giudici della Corte d'Assise di Milano è solo lei, Alessia Pifferi.

38 anni, una vita non facile e non all'insegna del totale benessere economico-sociale, ma dell'incuria più totale. Essersi innamorata di un uomo che le ha fatto perdere, completamente, la testa è stata, come raccontato da sua mamma, la “ciliegina finale” amara sulla torta avariata che le ha fatto dimenticare di essere una madre. Arrestata e processata, dopo due lunghi anni arriva la sentenza di primo grado: ergastolo. Condannata al carcere a vita, ai sensi degli art. 533 e 535 codice di procedura penale, più al pagamento delle spese processuali, a quelle di mantenimento durante la custodia cautelare, e al risarcimento danni, con i primi 20mila euro che dovranno essere stanziati a Viviana Pifferi, sua sorella, e 50mila euro a Maria Assandri, sua mamma e la nonna della piccola Diana.

Alessia Pifferi, una “sfinge” come la definisce buona parte della critica, anche durante tutto il processo e gli interrogatori dei giudici, forse solo ora si rende a malapena conto di quanto commesso. “Troppo tardi per la Via di Damasco”. La Corte d'Assise meneghina ha escluso l'aggravante della premeditazione, ma ritiene la Pifferi capace di intendere e volere. Tesi non sostenuta, invece, dal suo avvocato, Alessia Pontenani, che, interpellata dai giornalisti subito dopo il pronunciamento della sentenza, parlando della sua assistita ha detto espressamente: "Farò ricorso in appello, chiederò la riapertura dell'istruttoria e una nuova perizia collegiale perché penso non ci sia stato un clima sereno. Se non ci fosse stata l'inchiesta parallela, forse la perizia avrebbe dato un esito diverso. Vedremo. Si aspettava una sentenza così dura, ma era molto dispiaciuta per l'atteggiamento della sorella e della mamma. Quando il presidente ha pronunciato la parola ergastolo si è capito che dietro stavano festeggiando e qui c’è ben poco da festeggiare. Oggi Alessia Pifferi ha pianto, si è lasciata andare, sta continuando a piangere. Era molto preoccupata all'idea di tornare in carcere per quello che può accadere adesso all’interno di San Vittore. Sicuramente gli insulti adesso ripartiranno, come ripartono regolarmente dopo ogni udienza. Lei il dolore lo ha da sempre, da quando è successa questa cosa. Non so quanto si renda conto di essere stata responsabile della morte della figlia".

Diana ha, finalmente, giustizia? Per principio, oltre che dovere di cronaca, dobbiamo dire che siamo solo alla sentenza di primo grado e mancano, ancora, due gradi di giudizio per avere una sentenza definitiva e poter gridare quella “sacrosanta” parola che molti invocano: “GIUSTIZIA", appunto. Tanti i processi che, in appello e in Cassazione, hanno stravolto le sentenze di primo grado, scrivendo capitoli nuovi e inediti. Al momento, le parole dei giudici milanesi parlano chiaro: ad attendere Alessia Pifferi sono le porte del carcerevita natural durante”.

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Questo è un articolo pubblicato il 14-05-2024 alle 13:14 sul giornale del 15 maggio 2024 - 34 letture






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